"alice mia cara ... sarai assetata, forse dovresti rientrare a nutrirti un po ... ti sentirai meglio dopo" disse vedendola corrugare la fronte. l'aveva già vista così, le succedeva quando non riusciva a vedere il futuro, quando aveva quelle forti fitte alla testa. "a lei ci pensiamo noi" concluse con tono affatto rassicurante.
«Ero a Filadelfia. Nel mezzo di una tormenta, fuori casa, di giorno: una situazione in cui non mi sentivo affatto a mio agio. Sapevo che se fossi restato fermo sotto la pioggia avrei attirato l'attenzione, così m'infilai in una bettola semideserta. I miei occhi erano abbastanza scuri, nessuno li avrebbe notati. Ma ciò voleva anche dire che avevo voglia di sangue, e non ero tranquillo. Lei era lì.. ad aspettarmi, ovviamente..

Saltò giù dallo sgabello vicino al balcone non appena entrai nel locale e si diresse verso di me sorprendedomi. Sembrava che volesse attaccarmi. Era l'unica interpretazione possibile, visto il mio passato. Ma sorrideva. E le emozioni che stava provando non le avevo mai sentite prima.
"Mi hai fatto aspettare parecchio" disse
"Tu hai chinato la testa da bravo gentiluomo del Sud, e hai risposto
"Mi dispiace, signorina'" Alice rise al ricordo.
Jasper ricambiò il sorriso.
"Mi offristi la mano e la presi senza chiedermi il senso di ciò che stavo facendo. Per la prima volta in almeno un secolo sentii rinascere la speranza"
Jasper prese la mano di Alice. Lei rispose sorridendo.
"Ero davvero sollevata. Temevo che non saresti arrivato mai" Si guardaro negli occhi, felici... Jasper aveva ancora sul volto quell'espressione beata.»

"Jasper si fece sotto e Alice iniziò a muoversi più veloce.
Stava danzando: disegnava spirali, volteggiava e girava su se stessa.
Jasper era il suo partner: affondava i colpi, cercava di afferrarla ma non la toccava mai, come se ogni movimento facesse parte di una coreografia.
Alla fine Alice scoppiò a ridere."
Alice: "preso!" disse Alice e gli baciò la gola.
Jasper "sei davvero un mostriciattolo spaventoso